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Comunicato stampa

Torrente Torre e interventi di manutenzione dell’alveo

Riflessione sull’importanza degli ecosistemi fluviali nei paesaggi antropizzati

Gorizia, 01/12/2021

Siamo venuti a conoscenza dell’inizio dei lavori per un intervento di messa in sicurezza idraulica sul torrente Torre nei Comuni di Buttrio, Manzano e di Pavia di Udine, approvato in data 12 dicembre 2012 e non assoggettato a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) secondo la L.R. 43/1990, che prevede una prima fase di rimozione con mezzi meccanici della vegetazione riparia per poi procedere allo sghiaiamento dell’alveo, interessando una superficie complessiva di 237.000 m2, con una movimentazione totale di materiale per circa 200.000 m3 e una durata complessiva stimata in circa 3 anni.

Sebbene si comprenda l’importanza della manutenzione dell’alveo tramite asporto del materiale litoide ai fini della riduzione del rischio idrogeologico a livello locale, è bene considerare che la vegetazione delle golene fluviali insieme a quella che cresce nelle fasce riparie, caratterizzata da specie igrofile, anche se relativamente “giovane”, ospita spesso una notevole diversità biologica. Infatti, alcuni habitat che si possono trovare in questi ambienti sono considerati di interesse comunitario dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE). Citiamo a titolo di esempio tre habitat presenti nella vicina Zona Speciale di Conservazione IT3320029 “Confluenza Fiumi Torre e Natisone”: 3220 Fiumi alpini con vegetazione riparia erbacea, 3240 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix elaeagnos, 92A0 Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba.

Dopo aver letto e valutato la “Procedura di verifica di assoggettabilità a VIA”  presente sul sito della Regione (unico documento relativo all’intervento disponibile on-line), trovando le azioni di mitigazione ivi menzionate poco chiare e insufficienti, riteniamo di appoggiare la richiesta di alcuni attivisti e portatori di interesse recentemente costituitisi in un Comitato, che domandano agli uffici competenti della Regione Friuli Venezia Giulia di considerare prioritariamente altre metodologie di intervento in luogo alla rimozione della vegetazione riparia, oltre che la richiesta di perizie ambientali aggiornate per valutare l’impatto degli interventi previsti in base all’attuale situazione ecologica dell’area in oggetto, mutata rispetto a quella presente nel 2012, anno dell’autorizzazione. Nello specifico, la posizione della nostra Associazione è che per un progetto che prevede la movimentazione di una tale quantità di ghiaia a ridotta distanza dalla ZSC “Confluenza  Fiumi Torre e Natisone sia imprescindibile accertare l’impatto su habitat e specie di interesse comunitario attraverso una Valutazione di Incidenza (VIncA). La componente faunistica, della quale la nostra Associazione si occupa con particolare riferimento ai mammiferi, va valutata attraverso indagini mirate in particolare a specie protette dalla normativa europea e secondariamente dalla legislazione italiana e regionale; lo stato delle conoscenze su queste specie, spesso carente a livello locale, e l’elusività di alcune di esse, impone l’impiego di metodologie d’indagine specie-specifiche.

Per meglio inquadrare la situazione, riportiamo di seguito alcune informazioni sommarie sulle comunità faunistiche potenzialmente presenti nella zona interessata dagli interventi.

L’area in questione è sicuramente utilizzata dallo sciacallo dorato Canis aureus (All. V Direttiva Habitat), che si riproduce almeno dal 2018 proprio al confine della fascia riparia interessata dall’intervento, dal tasso Meles meles e dalla faina Martes foina, e verosimilmente anche da altri due piccoli carnivori protetti dalla normativa europea e dalla legislazione italiana come la puzzola Mustela putorius (All. V) e il gatto selvatico Felis silvestris silvestris (All. IV), la cui presenza è ben documentata nelle immediate vicinanze della zona anche dalle nostre stesse ricerche.

Tra gli uccelli vanno menzionati averla piccola Lanius collurio, tottavilla Lullula arborea, gruccione Merops apiaster, succiacapre Caprimulgus europaeus e occhione Burhinus oedicnemus, tutte specie incluse nell’Allegato I della Direttiva “Uccelli” e nidificanti nella vicina ZSC. Al fine di prevenire potenziali impatti negativi sulla riproduzione dell’avifauna, riteniamo che il periodo di fermo cantiere dovrebbe essere fissato almeno dal 1 marzo al 31 agosto, come suggerito dalle Misure di Conservazione della vicina ZSC (e non a partire dal 1 aprile come indicato nel documento di assoggettabilità a VIA).

Anche le aree soggette ad allagamento periodico, seppure generalmente evitate dai mammiferi per la costruzione di tane, vengono utilizzate come zone di rifugio, alimentazione e in alcuni casi di riproduzione da parte degli anfibi. Le piene dei fiumi, infatti, lasciano dietro di sé pozze e rami fluviali morti che creano delle aree umide più o meno effimere che vengono rapidamente sfruttate da mammiferi, uccelli, rettili e anfibi, questi ultimi particolarmente minacciati dalla perdita di habitat nelle aree planiziali. Tra l’erpetofauna merita ricordare, oltre alla raganella padana Hyla intermedia perrini, l’ululone dal ventre giallo Bombina variegata,  la rana agile Rana dalmatina, il rospo smeraldino Bufotes viridis, la rana verde minore Pelophylax lessonae, il tritone crestato italiano Triturus carnifex, il saettone comune Zamenis longissimus, il biacco Hierophis viridiflavus carbonarius, il ramarro Lacerta gruppo viridis e la lucertola muraiola Podarcis muralis; di queste specie, tutte presenti nella vicina ZSC, ben nove sono elencate nell’Allegato IV e due nell’allegato II della Direttiva Habitat. Considerando la vulnerabilità, troppo spesso trascurata, di anfibi e rettili, a nostro parere il fermo cantiere dovrebbe estendersi preferibilmente dal 15 febbraio al 31 settembre.

Alcuni esempi di aree umide create dal deflusso dei corsi dell’acqua in pianura e abbastanza ben conservate si hanno alla confluenza dei fiumi Torre e Judrio e ancor di più alla confluenza Torre – Isonzo, dove la ricchezza di rami relitti ricchi di pesci e le numerose pozze creano un micro-habitat di eccezionale vocazionalità per la lontra europea Lutra lutra (All. II, IV), altro mammifero oggetto delle nostre ricerche, che seguendo il corso del fiume Isonzo è ormai giunta vicinissimo a quest’area di pianura. Cogliamo l’occasione per evidenziare che entrambe queste aree potrebbero ospitare habitat e specie di interesse conservazionistico e invitiamo a tal proposito la Regione Friuli Venezia Giulia ad avviare un procedimento di valutazione delle più opportune misure di tutela.

            Oltre a quanto già detto, va sottolineato che il torrente Torre, i suoi affluenti Natisone e Judrio e il fiume Isonzo di cui è immissario, formano un bacino idrografico che riveste una fondamentale funzione di connettività ecologica scorrendo a cavallo di due diverse regioni biogeografiche (alpina e continentale) e mettendo in relazione le Prealpi Giulie, i Colli Orientali, il Carso e il litorale alto-adriatico. Questa funzione risulta particolarmente importante alla luce del degrado ecosistemico in cui versa la pianura alluvionale veneto-friulana, causato dal progressivo cambio d’uso del suolo verso coltivazioni intensive con la rimozione di siepi, bordure arbustive, piccole formazioni boschive di pianura e zone umide che diversificavano i paesaggi agricoli tradizionali, oltre che alla pressione antropica risultante dalla capillare diffusione di insediamenti, infrastrutture e strade che costituiscono barriere alla diffusione delle specie terrestri.

Per meglio comprendere il ruolo del torrente Torre quale corridoio ecologico vogliamo citare a esempio due specie di mammiferi provenienti da aree alpine e prealpine che in anni recenti sono penetrate in pianura e che sono state osservate nel basso corso del Torre, anche vicino all’area in oggetto, e cioè il cervo nobile Cervus elaphus e il lupo grigio Canis lupus (All. II, IV).

            Va infine ricordato che il Torre è stato usato nel secolo scorso come discarica soprattutto di rifiuti edilizi e urbani e che a tutt’oggi questa pratica non si possa definire del tutto superata. A tal proposito si richiama l’attenzione sul fatto che la movimentazione di terreno nell’alveo e nelle fasce riparie potrebbe “liberare” grandi quantità di rifiuti, che defluirebbero così in direzione del mare. Sarebbe di conseguenza opportuno verificare questo aspetto ed eventualmente bonificare queste aree dai rifiuti prima di procedere alla movimentazione del materiale litoide.

Il Presidente di Therion Research Group,

Fabio Marcolin